APPROFONDIMENTI / Qual è il detergente ideale?

Ancora elevata (88%) la percentuale di chi usa prodotti generici, come bagnoschiuma o saponette. «Gli studi hanno dimostrato che questa consuetudine è all’origine di disturbi come secchezza, prurito, rossore, ma anche maggiore vulnerabilità alle infezioni», sottolinea Graziottin. Meglio un prodotto specifico. «I comuni saponi determinano una reazione di tipo basico e rischiano di alterare il pH della regione vulvare», chiarisce Murina. «Serve un detergente specifico per quest’area, con un pH acido tra 4,5 e 5 e dotato di proprietà lenitive e idratanti. Deve essere privo di conservanti, profumi o agenti battericidi. Ricordate: l’azione pulente non è proporzionale alla quantità di schiuma», sottolinea. Anche l’uomo può contrarre patologie di derivazione batterico-micotica a causa di scarsa o scorretta igiene intima. «La fisiologia delle sue parti intime è diversa da quella femminile, per esempio il pH è meno acido», ricorda Murina. «Quindi anche lui deve utilizzare prodotti ad hoc». Le formule di nuova generazione hanno attivi dalla certificata azione antibatterica, come il timolo, estratto da Thymus Vulgaris, efficace su diversi microorganismi (mentre lascia pressoché inalterato il Lattobacillus, che ricopre una funzione protettiva), ma anche su funghi come la Candida Albicans (che colpisce ben il 70-75% delle donne). Tra la erbe medicinali il timo è quella con più elevate capacità antiossidanti. Arricchiscono i formulati estratti vegetali dalle proprietà lenitive, calmanti ed emollienti come aloe vera, camomilla, calendula, fiori di tiglio e malva, ma anche acido lattico, allantoina e pantenolo ad azione idratante. Complessi di prebiotici e probiotici naturali vengono aggiunti per nutrire e proteggere i lattobacilli naturalmente presenti nella pelle. Il mercato offre una scelta vastissima, come regolarsi? Chiedendo al ginecologo: la scelta dipende da tanti fattori.

Ogni quanto lavarsi?

La frequenza ideale di lavaggi è di due-tre volte al giorno. Solitamente non serve la diluizione del prodotto, ma occhio alle dosi: ne basta una noce. Fondamentale la manovra di pulizia, da davanti a dietro e non viceversa per evitare la contaminazione vaginale da parte di microorganismi intestinali, seguita da un adeguato risciacquo e da un’accurata asciugatura (l’umidità favorisce la proliferazione batterica). «Alcune donne ricorrono in modo inappropriato a lavande e ovuli», spiega l’esperto. «Si tratta di una pratica dannosa, che distrugge i meccanismi fisiologici di protezione». Attenzione anche alle salviettine umidificate. «Sono impregnate di sostanze profumate e conservanti che espongono al rischio di dermatiti irritative e da contatto, inoltre il materiale che le compone può indurre microlesioni traumatiche di alcune aree della regione vulvare», conclude Murina. «L’uso deve essere limitato a particolari condizioni (come un lungo viaggio), con prodotti testati e acquistati in farmacia».

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